sabato 31 gennaio 2009

Manifestazione Desenzano 7 febbraio "Mohamed è ognuno di noi"

Alle cittadine e ai cittadini bresciani alle ragazze e ai ragazzi, studentesse e studenti, alle migranti e ai migranti, i primi ad essere coinvolti in questa tragedia, i nostri nuovi connazionali, che conoscono bene parole come intolleranza e razzismo, alle tante realtà formali ed informali che da tutta italia hanno espresso indignazione e solidarietà per il pestaggio trasformatosi in omicidio di Mohamed.

Sabato 7 Febbraio 2009 MANIFESTAZIONE concentramento Stazione Desenzano ore 14.30 partenza corteo dalla Stazione Desenzano ore 15.30
Mohamed è ognuno di noi.

PER INVIARCI LA TUA ADESIONE BASTA INVIARE UN'EMAIL A: gcbrescia@live.it

Per sconfiggere insieme la paura.
Scendiamo in piazza per svegliare una città che troppe volte ha girato la testa.
Non deve farlo questa volta.
Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia.
Per liberare Desenzano dalla paura e dall'odio, libera da vecchi e nuovi fascismi.
Per una città libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza.
Perché esiste una Desenzano coraggiosa, aperta, indignata.
Perché guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città è crescere.
Liberi.
Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi positivi di tutte e tutti.
Nel 2009 a Desenzano si muore ancora d'intolleranza.
Al posto di Mohamed poteva esserci ognuno di noi.

PER INVIARCI LA TUA ADESIONE BASTA INVIARE UN'EMAIL A: gcbrescia@live.it
VISITA IL SITO: http://www.desenzano7febbraio.blogspot.com/

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lunedì 26 gennaio 2009

Per non dimenticare

Sono trascorsi 64 anni dal giorno in cui le truppe sovietiche, inseguendo i tedeschi in ritirata dalla Polonia, liberarono Auschwitz. Era il 27 gennaio del 1945 e con la scoperta del campo di concentramento più grande della Germania il mondo intero conobbe l'orrore del più grande genocidio che l’uomo avesse mai visto. Molti sapevano, troppi tacquero in quell’epoca nefanda della storia dell’umanità. Ma quando le porte di Auschwitz furono spalancate dai militari russi, lo scenario che si presentò fu scioccante. L’odore della morte era onnipresente. Migliaia di corpi scheletrici vagavano in uno stato di trance e l’odore acre dei forni toglieva il respiro. Ad Auschwitz-Birkenau trovarono la morte un milione e mezzo di ebrei nei modi più atroci, spesso raggiunta all’interno delle famigerate docce da cui invece dell'acqua usciva il letale Zyklon-B, un gas velenoso solitamente usato per sterminare gli insetti. Molti deportati furono usati per esperimenti criminali, per poi essere uccisi nelle camere a gas e inceneriti nei forni crematori. Altri erano tenuti in completa schiavitù per lavorare nei campi o nei laboratori fino a che morte sopraggiungeva per gli stenti, la fame e le malattie. Il genocidio che la storia ha conosciuto non ha eguali. Nessuno avrebbe mai pensato che l'odio e il dolore che l'uomo è in grado di infliggere ai propri simili potesse raggiungere tale efferatezza. Eppure tutto questo è realmente avvenuto. Auschwitz, come gli altri campi di concentramento erano delle strutture organizzate, gestite in piena consapevolezza da assassini nazisti. I prigionieri erano classificati con dei simboli e dei colori che potessero far risalire subito all’estrazione sociale del deportato. Il triangolo rosso era per i prigionieri politici, quello viola per gli appartenenti alle sette religiose, il nero per le persone definite asociali, il verde per i criminali comuni, il rosa per gli omosessuali e la stella di David di colore giallo per gli ebrei. In totale furono 6 milioni le persone sterminate nei campi di concentramento durante quel drammatico periodo ricordato come l’Olocausto.

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mercoledì 21 gennaio 2009

Non guarirete mai!!!

Vi invito a partecipare Sabato 24 Gennaio 2009 alle ore 14.30 in Via Benacense (parallela di Viale Venezia) a Brescia, alla manifestazione promossa dall'Arcigay.
Di seguito la piattaforma della manifestazione:

Di fronte all’organizzazione della nostra città di un ciclo di 19 incontri finalizzati a guarire gli omosessuali grazie alla terapia ripartiva, alla cristoterapia e ad un corso di roccia promossi da Living Waters e da Gruppo Lot e ospitati presso la Casa di formazione S. Efrem Diacono, struttura della Diocesi di Brescia
Orlando
Comitato provinciale Arcigay di Brescia
convoca una
Manifestazione di protesta

NON GUARIRETE MAI!


Per ribadire l’assurdità e la pericolosità di teorie pseudo scientifiche promosse da ciarlatani e apprendisti stregoni, ampiamente stigmatizzate da eminenti medici psichiatri e pscicoterapeuti e sconfessate dall’ordine nazionale degli psicologi.

Per difendere la dignità delle persone omosessuali.

Per condannare l’applicazione di queste teorie, frutto di posizioni ideologiche mascherate con un linguaggio scientifico, che hanno come unico effetto l’infelicità e la repressione delle persone lesbiche e gay e ne impediscono l’autonomia, la piena libertà e una serena ricerca della felicità.

Per riaffermare che l’omosessualità non è una malattia, non nasce dalle frequentazioni o da un rapporto squilibrato con i propri genitori, è solo, come dichiara l’organizzazione mondiale della sanità, una variabile naturale del comportamento umano.

Dall’omosessualità non si può guarire, dai pregiudizi invece sì.

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martedì 20 gennaio 2009

DESENZANO: TRE ARRESTI PER LA MORTE DI UN IMMIGRATO MAROCCHINO

DA RADIO ONDA D'URTO

Restano in carcere i tre giovani bresciani di Calcinato accusati di aver ucciso nell'ottobre scorso a Desenzano un 44enne migrante marocchino senza fissa dimora. Per loro l'accusa è di omicidio volontario, aggravato da futili motivi, minorata difesa e crudeltà. I tre, infatti, dopo aver buttato l'uomo nel lago, gli avrebbero impedito di risalire colpendolo ripetutamente a calci e pugni. Aldilà degli aspetti di cronaca nera, qual'è effettivamente la situazione politica e sociale a Desenzano, paese gardesano pericolosamente vicino ad un centro d'attrazione dell'estremismo nero come Verona? Quale quella di Calcinato paese da cui provengono i tre giovani arrestati? Lo abbiamo chiesto a Luca, studente e membro dell'Associazione Rivolta Kulturale di Desenzano, a Flavio Marcolini consigliere comunale a Calcinato e a Mario del Gruppo Libertario Spartaco di Calcinato.

Ascolta il contributo audio

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lunedì 19 gennaio 2009

La sai l'ultima...

Firenze, 19 gennaio 2009


Ogg.: Berlusconi e la barzelletta sui lager.

Egregi signori,

abbiamo letto sui mezzi d’informazione che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sabato 17 gennaio u.s. durante un incontro preelettorale a Nuoro, ha intrattenuto la folla dei presenti raccontando alcune barzellette, una di queste era riferita alle vittime dei lager:

“La sapete quella del campo di concentramento?", ha chiesto. e subito, incalzante: "Un kapò dice: 'Per foi ho una puona notizzia e una meno puona. Metà di foi saranno trasferiti in un altro campo'. A questo punto tutti gridano evviva e chiedono quale sia la notizia cattiva. 'Qvella meno puona è che la parte di foi che sarà traferita è qvella ke va da qui in giù', e nel dire questo segna dalla cintola in giù".

Inutile commentare…..

La nostra Associazione esprime tutto il proprio sdegno nei confronti di una delle più alte cariche dello Stato che si permette di offendere pubblicamente la Memoria dei nostri cari, con l’aggravante del periodo, infatti tutti voi sapete che fra una settimana si celebra la Giornata de La Memoria.

La nostra sezione ANED, considerando la sensibilità che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dimostra in pubblico, su temi quali l’Olocausto, chiede allo stesso di evitare di prendere parte a qualsiasi iniziativa relativa alla Giornata della Memoria che si svolgerà nei prossimi giorni. La nostra richiesta non vuole essere un atto censorio, ma semplicemente chiediamo rispetto. Non possiamo accettare che una così alta carica dello Stato si permetta di schernire in pubblico la Memoria dei nostri cari e che poi si presenti ad una sola settimana di distanza in qualche Cerimonia per commemorare 13 milioni di uomini, donne e bambini che sono morti all’interno di quei lager sui quali al Sig. Presidente piace tanto scherzare in pubblico.


Chiediamo soltanto rispetto!!

Grazie per l’attenzione, cordiali saluti.

ANED sez di Firenze

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domenica 18 gennaio 2009

Palestina ieri, oggi….domani

di Leonardo Baratto

Bravi ragazzi!

Devo essere riconoscente ai giovani comunisti del circolo di Brescia e a Iyas Maffeis, palestinese che da 8 anni studia medicina in Italia, per un momento, veramente interessante, dove ci ha raccontato, emozionandoci, la vita di chi ha vissuto da sempre nella Palestina occupata.
La serata, presentata dal compagno Marco Maffeis, dove a nome dei giovani comunisti (ma anche da tutti noi) chiede la cessazione dell’aggressione e del massacro da parte di Israele verso il popolo Palestinese, l’applicazione delle sanzioni dell’ONU per l'aggresione verso uno stato confinante e il riconoscimento allo stato Palestinese dei territori strappati nel 68 con la forza.
Iyas fa una cronostoria, dalla nascita dei Sionisti israeliani, fondati dall’austriaco Theodor Herzl nel 1894 in svizzera, la scelta della Palestina per insediare il popolo ebreo, che fu favorita dagli inglesi occupanti, nel periodo della prima guerra mondiale.

Inglesi che in quella scelta rappresentavano il mondo occidentale, per mettere un controllo in oriente, facendo così fallire, la nascita di un grande stato Arabo.
L’immigrazione degli ebrei in Palestina nei anni 20, la nascita dello stato d’israele nel 48, dall’abbandono dei territori da parte degli inglesi, tagliando così lo stato in due, con il popolo palestinese, non riconosciuto dal mondo arabo, e dichiarando di fatto una continua situazione di guerra, fino all'epilogo dei sei giorni nel 67 nella striscia di Gaza, nel Sinai, da arrivare fino al Canale di Suez.
Nasce Al-Fatah (facente parte dell’OLP) di Yasser Arafat, partito combattente, considerato terrorista , poi diventato la più popolare controparte politica, dal ritorno di Arafat nei territori.
Dagli accordi di Oslo del 93 a oggi, che prevedevano i ritiri degli insediamenti, mai avenuti dagli israeliani e dimenticati in qualche cassetto dei polici internazionali.
Dalla morte del leeder Yasser Arafat, i territori vengono governati da AL-FATh con Abū Māzin presidente, a fronte delle sempre più ricorrenti accuse di corruzione di cui sono stati negli ultimi anni oggetto i vertici dell'OLP e conseguentemente, la stessa al-Fath, questo ha portato nel 2006 Hamās a una clamorosa affermazione nel corso delle elezioni politiche palestinesi.
Iyas spiega che molti si aspettavano che il nuovo esecutivo di Hamas non governasse bene a causa il suo estremismo islamico, cadendo dopo pochi mesi , invece il blocco degli aiuti economici da parte dell’europa e del mondo occidentale, l'inasprimento verso i lavoratori palestinsesi da Israele, con la cigliegina della costruzione del muro della vergogna, non hanno fatto che rinforzare Hamas da parte del popolo palestinese.
Questo molto in sintesi.

Un milione e mezzo di abitanti che vivono nella miseria, con sopprusi che vecchi, donne e bambini subiscono quotidianamente nei territori, dove manca l'acqua, i medicinali, scuole e servizi oltre naturalmente al lavoro, che si trova solo nello stato d' Israele, venendo sfruttati e continuamente ricattati.
I famigerati razzi, unico strumento per attirare l’attenzione del mondo, per il non rispetto degli accordi e il continuo espandersi degli insediamenti ebraici nel territorio palestinese e che in due anni avrebbero fatto 1200 feriti, di cui la ferita più grande è LO SPAVENTO, causando 1 morto, sono stati la scusante per sferrare l’attacco decisivo per cancellare il popolo palestinese,( questo giustifica l’accanimento verso i civili, i bambini).
Ad una domanda, di come viene considerato un medico in palestina, mi ha colpito la risposta di Iyas: un dio, perchè la situazione sanitaria è talmente tragica che i medici vengono venerati.
Ora Iyas chiede: lo stato d’Israele lo ha costruito l’Europa, perché ora la stessa Europa non interviene per fermare il massacro? Perché deve pagare così pesantemente il popolo palestinese?
Di circa 1100 morti palestinesi, almeno 670 sono civili, di cui per la metà bambini…..un genocidio.
Dei vari interventi, sottolineo quello di Daniela (giovani comunisti BS), che mette in evidenza, l’attacco pianificato/programmato da parte di Israele, che prevede il genocidio dei bambini, per non far crescere il popolo palestinese.
Luis, della commissione internazionale di Rifondazione Comunista nazionale, denuncia l’atteggiamento della Comunità europea, del governo italiano, che non ha fatto e non fa nulla verso ques
to atto di aggressione dello stato israeliano verso lo stato palestinese e delle continue violazione dei diritti internazionali, con l’impunità di Israele di queste violazioni.
Una interessante serata, spero di essere stato all'altezza di raccontarla, e di aver fatto una buona sintesi.

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venerdì 16 gennaio 2009

Cosa ne pensate?

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giovedì 15 gennaio 2009

COLPITA SCUOLA ONU: CRISI UMANITARIA A GAZA

Chi vive sotto l’ assedio delle bombe non è abituato a farsi troppe domande ma più che altro è consapevole che ha bisogno d’aiuto. Chi in un sol colpo perde moglie, figli e genitori prova una sensazione interiore molto più difficile da somatizzare rispetto ad una banale “preoccupazione per i fatti accaduti” (Obama).
La crisi umanitaria a Gaza ormai raggiunge, ora dopo ora, livelli incalcolabili e la violenza cruenta dell’operazione “piombo fuso” di Israele assume i connotati di un crimine di guerra contro l’umanità.
Già perché come in ogni scenario di conflitto armato l’escamotage degli obiettivi militari da colpire sconfina nell’annientamento fisico di civili innocenti, donne, anziani e bambini principalmente, vite innocenti che non verranno restituite al mondo dall’azione di una diplomazia, più attenta a non spostare gli equilibri dello scacchiere mondiale che ad una reale cessazione delle operazioni militari e ad una conseguente task-force umanitaria per risollevare le sorti del popolo palestinese inerme.
Ieri è stata bombardata una scuola Onu, una delle tante in cui centinaia di profughi stanno cercando di trovar riparo. Le vittime accertate sono 40, quasi tutte tra donne e bambini. In totale 645 morti accertati e più di 3.100 i feriti. Numeri che fanno accapponare la pelle e che aumentano la consapevolezza che niente sarà più come prima nella Striscia di Gaza, perché una bomba anche se non ti colpisce in prima persona ti ferisce lo stesso e il colpo inferto al tuo popolo fa scaturire una ferita che non ha modo di rimarginarsi.
Israele è sotto elezioni e nessun fatto riesce a compattare una nazione come una (paventata) minaccia esterna, l’opinione dei signori del mondo non sembra intenzionata ad avallare questa spiegazione, “coincidenze” si dice.
Ieri in mezzo ad una strada alcuni militari dell’esercito israeliano hanno fermato un’intera famiglia palestinese a Gaza City che stava andando a ripararsi in un rifugio. L’intera famiglia di 13 persone, tra cui 7 bambini di età compresa tra i tre e i sette anni, è stata giustiziata subito dopo il fermo contro un muro di cinta.
Nella scuola Onu dove hanno perso la vita in 40, non c’era nessun miliziano di Hamas nascosto tra i civili.

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domenica 11 gennaio 2009

La normalizzazione di Liberazione, vista da Facebook

di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009)

Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero Sansonetti.
Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più preoccupanti.

Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla hanno a che fare con la discussione politica; l’intonazione di una canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è “Bella ciao” usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento come “il nemico”, contro chi ha pensieri e parole differenti dalle tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una imminente “normalizzazione”.

Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e personale, l’opportunità e la possibilità di essere partecipe di un dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni.

Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo “Impediamo la vendita (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti”che nasce anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la cacciata dell’anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti e Vendola.

Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di “fare” qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che si prospetta l’ennesimo restringimento degli spazi di libertà, libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto.

La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana prima ancora che politica.
Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella quantità e qualità che esprime.

Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi che mi comunica, in aggiunta alla propria, l’adesione di Leo Gullotta.

In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici adesioni.

Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la sua opinione sull’intera operazione: “Non so se Ferrero l’abbia capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio.”

Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del tutto inaspettati.
Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la tessera del partito).

Moltissime le associazioni, esponenti dell’ass. Italia Palestina, l’Associazione L’Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro Privato, l’Associazione Brescia Antifascista, la presidente dell’ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo Gionata, la Redazione GayRoma, l’Associazione Alba, l’Arcigay Verona e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l’Associazione trans genere, il Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l’Arpa, Giornalisti e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali del PD.

Ma soprattutto moltissima gente “comune”a me sconosciuta da tutta Italia

Gente diversissima ma con un comune sentire:
“Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci interessa un bollettino di partito”, questa la sintesi di moltissimi messaggi arrivati.
Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il rifondarolo doc)

E come queste persone anche io capisco che in gioco c’è ben altro che la sopravvivenza di “un giornaletto illeggibile che non interessa al Partito e che si occupa troppo di froci” (come ho sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un problema economico che pure c’è.

Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno per la difesa di questo giornale?

Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si stia per chiudere definitivamente.

Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al congresso della mia federazione ho chiamato “la campanella della fine della ricreazione”.

Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di analisi affrettate e monche.

Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di discontinuità.

Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari.

Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta accadendo non passi sotto silenzio.

Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di normalizzazione.

* Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia

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giovedì 8 gennaio 2009

Cuori Rossi

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domenica 4 gennaio 2009

Buon Compleanno alla Revolucion!

La Rivoluzione cubana compie 50 anni. Le auguriamo un buon compleanno, e naturalmente, altri cento ed oltre di questi giorni. Un'età importante, a cui è arrivata nonostante in molti, in vari tempi, ne avessero previsto crolli o inevitabili declini. Dopo la fine del socialismo reale, oppure dopo che Fidel, malato, ha dovuto abbandonare la carica di Presidente. Dopo l'attacco della Baia dei porci o i mille piani per rovesciare Fidel. Invece la Rivoluzione cubana ha resistito. Senza questa resistenza oggi non avremo il risveglio di un intero continente, quello dell'America latina.

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