di Beppe Almansi*(da Liberazione del 11/1/2009)
Seguo attentamente e con sempre più sconcerto la vicenda che ruota attorno al destino di Liberazione e del suo direttore Piero Sansonetti.
Una vicenda che ai miei occhi, assume connotati sempre più preoccupanti.
Una vicenda che nel suo dispiegarsi pare essere la riproposizione di quanto visto e vissuto a Chianciano; quei cori da stadio che nulla hanno a che fare con la discussione politica; l’intonazione di una canzone, patrimonio di tutti gli antifascisti, quale è “Bella ciao” usata come un randello quasi fosse un manganello (strumento fascista per eccellenza) contro quello che viene identificato in quel momento come “il nemico”, contro chi ha pensieri e parole differenti dalle tue; la promessa non solo ventilata ma più volte espressa di una imminente “normalizzazione”.
Liberazione, con tutti i suoi supplementi a partire da queer, è stata per me strumento in tutti questi anni di confronto politico e personale, l’opportunità e la possibilità di essere partecipe di un dibattito politico e culturale in grado di guardare oltre il limite del quotidiano, condividendo o meno le analisi di volta in volta proposte ma sempre comunque dense del senso di una ricerca, della ricerca di una via, di una strada in grado di fare uscire il pensiero della sinistra, di tutta la sinistra, dalle secche omologanti in cui è venuta a trovarsi in questi ultimi anni.
Per questo un giorno decido di condividere queste mie preoccupazioni aprendo un gruppo su facebook. Un gruppo “Impediamo la vendita (chiusura) di Liberazione e la cacciata di Sansonetti”che nasce anche come risposta ad altri gruppi presenti in rete che chiedono la cacciata dell’anticomunista Sansonetti e dei servi del PD Bertinotti e Vendola.
Una scelta quella decisione nata anche dal bisogno di “fare” qualcosa, non fosse altro un po di informazione, contro quello che si prospetta l’ennesimo restringimento degli spazi di libertà, libertà di parola, libertà di pensiero, libertà di confronto.
La cosa che colpisce da subito è il numero impressionante di adesioni ricevute in meno di 24 ore, quasi 400 persone, gente in carne ed ossa, lavoratori, intellettuali, attivisti del mondo LGBQT, compagni di partito, tanti i giovani ma anche nomi e situazioni che richiamano ad una trasversalità di posizioni e di provenienza, umana prima ancora che politica.
Una partecipazione ricca e colorata decisamente inaspettata nella quantità e qualità che esprime.
Una delle prime sottoscrizioni pervenute è quella di Fabio Grossi che mi comunica, in aggiunta alla propria, l’adesione di Leo Gullotta.
In poche ore vengo travolto da un numero tale di email da rendere difficile rispondere a tutti, richieste di informazioni su quanto sta succedendo a Liberazione, commenti, valutazioni o semplici adesioni.
Dalla Bosnia aderisce Paola Lucchesi (ex collaboratrice di Avvenimenti sul quale scriveva di Jugoslavia tra il 1989 e il 1991), che prende posizione rendendo pubblico anche un suo scambio di opinioni con Giulietto Chiesa che chiarisce immediatamente anche la sua opinione sull’intera operazione: “Non so se Ferrero l’abbia capito o lo capirà. Intendo dire che ne ricaverebbe un giornale per tre quarti fagiolotto e per il quarto restante trasformato in bollettino per un pugno di fedelissimi. Naturalmente con una redazione piena di fagiolini dopo essere stata epurata selvaggiamente, nello stile di un broker di quelle borse dove si è rapinato il mondo intero. Il tutto puzza come il pesce marcio.”
Mentre scrivo, le adesioni al gruppo sono circa 800 (secondo qualcuno un ottavo dei potenziali acquirenti del giornale) e scorrendole, accanto a nomi scontati, appaiono altri per me del tutto inaspettati.
Gennaro Migliore, Elettra Deiana e Bifo, Lisa Clark, Michele De Palma, Adriana Faranda, Aurelio Mancuso, Saverio Aversa (che per primo rivela con grande amarezza che per questo non prenderà più la tessera del partito).
Moltissime le associazioni, esponenti dell’ass. Italia Palestina, l’Associazione L’Orlando di Brescia, la Confederazione Cobas Lavoro Privato, l’Associazione Brescia Antifascista, la presidente dell’ass. Lily Elbe, il Csa ventottodicembre Maddaloni, il Gruppo Gionata, la Redazione GayRoma, l’Associazione Alba, l’Arcigay Verona e Firenze, il Sitio Mundo Onlus, l’Associazione trans genere, il Teatro Vascello, il Circoli Arci di Accatà, la Rivista di antropologia medica, Sinistra Democratica, GaYLib Piemonte, ArteFatti, Associazione, Associazione Culturale l’Arpa, Giornalisti e direttori di televisioni locali, consiglieri comunali e regionali del PD.
Ma soprattutto moltissima gente “comune”a me sconosciuta da tutta Italia
Gente diversissima ma con un comune sentire:
“Liberazione è il nostro giornale non vogliamo una Pravda, non ci interessa un bollettino di partito”, questa la sintesi di moltissimi messaggi arrivati.
Ho la conferma che al di là delle copie vendute fatto che ,come ha spiegato benissimo Sansonetti, non tiene conto dei moltissimi che leggono il giornale online, Liberazione è un punto di riferimento culturale, prima ancora che politico per tantissime persone che non rientrano nei canoni del lettore/tipo che ci si aspetta (il rifondarolo doc)
E come queste persone anche io capisco che in gioco c’è ben altro che la sopravvivenza di “un giornaletto illeggibile che non interessa al Partito e che si occupa troppo di froci” (come ho sentito dire dalle mie parti in questi giorni) e tantomeno un problema economico che pure c’è.
Cosa lega in pochi giorni persone tanto diverse ad un comune impegno per la difesa di questo giornale?
Forse lo stesso timore che provo io; che non solo una stagione si stia per chiudere definitivamente.
Che forse con il pretesto di Liberazione e del suo direttore qualcuno voglia accelerare in modo arrogante la chiusura di un ciclo eterodosso, la fine di ogni contaminazione possibile, quella che al congresso della mia federazione ho chiamato “la campanella della fine della ricreazione”.
Quella contaminazione che ha permesso a me di confrontarmi, grazie alle pagine di Liberazione, con nuove prospettive, con nuove consapevolezze, di misurarmi con tutte le nostre arretratezze, di analisi affrettate e monche.
Quella contaminazione che ha permesso il rilancio nella mia città dei Giovani Comunisti e del nostro partito a tutto campo, dalle rivendicazioni sociali ai temi dei diritti civili senza tema di discontinuità.
Che ci ha permesso, credo unici in Italia, di presentare come sinistra una lista alle ultime amministrative arricchita dalla presenza di ben tre rappresentanti (un gay, una lesbica e una trans) delle associazioni LGBT accanto a lavoratori, studenti e precari.
Questo il quadro di una mobilitazione nata quasi per caso sulla rete e che ora intende far sentire tutto il suo peso perché quanto sta accadendo non passi sotto silenzio.
Da oggi inonderemo la Direzione Nazionale del PRC, la segreteria nazionale e Paolo Ferrero, la redazione di Liberazione di centinaia di email e di fax per dire ai lavoratori di Liberazione e a Piero Sansonetti che saremo con loro contro ogni tentativo di normalizzazione.
* Segreteria provinciale PRC federazione di Brescia
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